Domande e Risposte - Donne Insieme Contro la Violenza
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Buongiorno, sono una ragazza di 26 anni. Da sei anni sono stata con il mio ragazzo. Dopo tre anni di relazione siamo andati a convivere in una città nuova. L'ho seguito perché ha trovato lavoro. Io ho lasciato tutto: amici e parenti. Ho faticato per integrarmi in questa nuova città. Ho cercato lavoro ed è stato difficile. Per anni lui ha sempre avuto il timore che io potessi tradirlo. Non l'ho mai fatto. Mi ha fatto mancare tante cose e mi sono sempre sentita sminuita. Ogni qualvolta cercassi di spiegargli il mio stato d'animo, mi urlava contro senza lasciarmi il tempo di parlare. Ho pianto tanto per lui. Finché non ho trovato un lavoro in un ambiente davvero bello. Ho iniziato a sentirmi viva. Ero felice. Eppure qualcosa non andava. Lui ha iniziato a sentirsi escluso dalla mia vita. Diceva che trascuravo lui e il mio cane. Mi faceva sentire in colpa e continuava a ripetere che lo stessi tradendo. Finché un giorno non ho ricevuto le attenzioni di un responsabile. Da lì ho ceduto. Probabilmente è stato un pretesto inconscio per porre fine alla nostra relazione. Ho troncato subito con l'altro ragazzo, ma il mio ex è diventato sempre più ossessionato. Diceva di voler far funzionare le cose, ma poi la rabbia ritornava. L'ho lasciato, ma per lui non era finita. Ha iniziato a credere lo tradissi di nuovo. L'ho lasciato nuovamente, per ribadire il concetto, ma anche questa volta credeva che io stessi soltanto prendendo una pausa di riflessione. A quel punto mi sono avvicinata ad un altro collega che mi ha fatto capire che il suo atteggiamento non era normale. Il mio ex mi ha sbattuta fuori di casa, per poi dirmi subito dopo che mi amava e che avrebbe fatto di tutto per far andare bene le cose. Mi ripeteva sempre che sarebbe cambiato. Sono andata via da un amico, ma dopo tre giorni, mi ha seguita dopo il lavoro mentre il mio collega mi accompagnava a casa. Ci ha bloccato la strada e mi ha dato della troia. Ha poi provato a tirarmi uno schiaffo, ma la sua mano si è fermata sul volto. E' stato tremendo. Io sono andata da lui a dargli spiegazioni, ma non mi lasciava parlare. Ero terrorizzata. Il giorno dopo mi ha detto di amarmi tanto, ma io gli ho detto che ciò che aveva fatto era grave e che lo avrei lasciato definitivamente. Volevo restare in buoni rapporti, ma non è stato possibile. Anche questa volta lui ha creduto che io stessi soltanto valutando l'idea di lasciarci. Gli ho ribadito, ancora una volta, che fosse finita. Un giorno torna brillo a casa e ha iniziato a darmi pizzicotti, a tirarmi il braccio. Gli ho detto di smetterla. Il mio cane si è posizionato accanto a me sul divano e non ha osato muoversi neanche di un millimetro. Come se avvertisse qualcosa. Lui si è messo in piedi, dinanzi a me, ha iniziato a colpirmi sul volto. Non con violenza, ma la sua mano arrivava sul mio volto. Ogni colpo temevo diventasse sempre più forte. Seppur non facesse male fisicamente, dentro di me ero terrorizzata. Mi sono coperta la testa e la guancia, ma con lo sguardo vedevo i suoi occhi rossi. Aveva un ghigno divertito. Il mio cane gli ringhiava e provava ad allontanargli la mano dal mio volto, ma lui era divertito. Diceva che stava fingendo di farmi male. Eppure faceva tanto dolore. Ho spiegato la situazione a mio fratello ed è venuto a prendermi. Mi ha riportata a casa con il mio cane. Il mio ex ha iniziato a farmi sentire in colpa perché, a causa mia, ha perso tutto in una sola volta. In più ha ripetuto che lui non mi ha fatto nulla, non mi ha mai sfiorata e che il motivo dell'inseguimento era stato il mio tradimento. Perché lui sapeva che io stavo mentendo. Ho sbagliato davvero io? Sono stata io a scatenare in lui questa reazione o è sempre stato violento senza che me ne rendessi conto? Ho fatto qualcosa di sbagliato? In tutto questo vorrei che si facesse aiutare dagli esperti per evitare che la sua rabbia repressa degeneri.

Ciao Carissima,

non è assolutamente colpa tua se lui ha atteggiamenti violenti. Quando un amore finisce è giusto decidere di prendere la propria strada.

Non sei tu che puoi preoccuparti di un eventuale suo percorso di crescita, è lui che deve volerlo. In questo momento tu devi pensare a te e a ciò che ti fa star bene.

Forse hai bisogno di parlarne con qualcuno, se te la senti puoi chiamarci. Parlare con qualcuno che sa ascoltare può essere d’aiuto.

Puoi telefonarci per fissare un appuntamento oppure possiamo indicarti un centro più vicino a te.

Un abbraccio  

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